“Sapete che cosa accade a tutto ciò che viene scritto? - proseguì. - Ebbene, in breve diventa quattro muri e un tetto, e poi una prigione, senza che nemmeno uno se ne accorga...Ecco qualcosa che Lui ci ha insegnato, ed è per questo che non ha mai detto nulla”

“Vi insegnerò – disse allora ai viaggiatori, con tono deciso eppure quieto. - Sappiate però che vi insegnerò con una memoria povera, perchè bisogna essere coscienti di questo: quello che dovevo sapere si è fuso con il mio corpo, la mia stessa carne ha imparato a diventare diversa e poi, soprattutto, i miei occhi... il mio cuore. Non so cosa ne faranno le parole...”

  • Ve lo dirò con le parole di Colui che mi ha insegnato: quello che fa di noi dei pellegrini e dei cercatori di pace è il ricordo della Gioia, e quel ricordo, senza saperlo tutti quanti lo portiamo in noi... Persino nell'abisso delle nostre tristezze più profonde! L'abbiamo in noi perchè è il Soffio della Vita, il marchio indelebile del nostro spirito. Senza di esso non esistiamo.

  • Amare significa non trattenere nulla... pur trattenendo quello che può accecare. Amare significa imparare a diventare un occhio in cima alla montagna, e simultaneamente una mano nella valle. E' l'unione del pugno capace di levarsi e del cuore che esprime solo tenerezza.

     

 

Le più alte verità e le più grandi visioni non possono essere inculcate, vedete; l'esperienza altrui,
non è mai abbastanza grande per noi!
Il Maestro non ha creato una porta di comunicazione fra la mia anima e la mia mente. Mi ha detto solo
che questa porta già esisteva, ed è per questo che sono diventata l'artefice del mio stesso risveglio.
Non può essere diversamente.

 

Miryam

Il vangelo di Maria Maddalena

Daniel Meurois-Givaudan